9) Dostoevskij. La teoria di Raskolnikov.
Presentiamo in questa lettura la famosa teorie di Raskolnikov
sugli uomini straordinari, che si pongono al di sopra delle leggi
della morale, e gli uomini ordinari, che invece le devono
rispettare.
F. M. Dostoevskij, Delitto e castigo (vedi manuale pagine 227-
228).

 In una parola, se ben ricordate, si allude al fatto che al mondo
esistono certi individui i quali possono... cio, non  che
possano soltanto, ma hanno pieno diritto di compiere ogni specie
di iniquit e di delitti, e la legge per loro,  come se non fosse
mai stata scritta..
Rasklnikov sorrise a quella voluta deformazione del suo pensiero.
Come? Ma che dite? Diritto al delitto? Forse perch `l'ambiente
corrompe'? s'inform Razumchin addirittura sgomento.
No, no, non proprio per questo, rispose Porfirij. Nel suo
articolo tutto sta nel fatto che gli uomini si dividono in
`ordinari' e `straordinari'. Quelli ordinari, devono vivere
nell'obbedienza e non hanno diritto di violare la legge, perch
essi, vedete un po', sono appunto ordinari. Quelli straordinari,
invece, hanno il diritto di compiere delitti d'ogni specie e di
violare in tutti i modi la legge, per il semplice fatto d'essere
straordinari. E' questo che voi dite, se non mi sbaglio?.
Come sarebbe? Non pu essere! borbottava Razumchin interdetto.
Rasklnikov sorrise di nuovo. Aveva capito subito come stavano le
cose e dove volevano portarlo; e ricordava il suo articolo. Decise
di accettare la sfida.
Quel che dice il mio articolo non  precisamente questo, prese a
dire in tono semplice e modesto. D'altronde, riconosco che ne
avete esposto il contenuto quasi fedelmente e perfino, se volete,
del tutto fedelmente... era come se gli facesse piacere ammettere
quest'ultima possibilit. L'unica differenza  che io non
sostengo affatto che gli uomini straordinari debbano
necessariamente o siano costretti a compiere iniquit d'ogni
specie, come voi dite. Fra l'altro, credo che un articolo del
genere non l'avrebbero nemmeno lasciato pubblicare. Io ho
semplicemente formulato l'ipotesi che un uomo `straordinario'
abbia il diritto... non un diritto ufficiale, beninteso... di
permettere alla propria coscienza di scavalcare certi... certi
ostacoli, e ci esclusivamente nel caso in cui l'esecuzione di un
suo progetto (talvolta, magari, salutare per l'intera umanit) lo
richieda. Voi avete detto che il mio articolo  poco esplicito;
sono pronto a chiarirvelo per quanto posso. Forse non sbaglio nel
supporre che  appunto ci che desiderate. Bene, ecco qua. Secondo
me, se per un insieme di circostanze le scoperte di Keplero o di
Newton non avessero potuto esser rese note agli uomini se non
mediante il sacrificio della vita di una, dieci, cento o pi
persone, che a tali scoperte si fossero opposte o che, comunque,
fossero state di ostacolo sul loro cammino, ebbene, essi avrebbero
avuto il diritto, e perfino il dovere... di eliminare queste dieci
o cento persone, per far conoscere le loro scoperte a tutta
l'umanit. Da ci, tuttavia, non deriva che Newton avesse il
diritto di uccidere chiunque gli fosse saltato in mente di
uccidere, a destra e a sinistra, o di rubare ogni giorno al
mercato. Pi avanti nel mio articolo, a quel che ricordo, io
formulo l'idea che tutti... be', diciamo, se non altro i
legislatori e i fondatori della societ umana, a partire dai pi
antichi sino ai vari Licurgo, Solone, Maometto, Napoleone e via
discorrendo, tutti sino all'ultimo siano stati dei delinquenti,
gi per il semplice fatto che ponendo una nuova legge, per ci
stesso infrangevano la legge antica, venerata dalla societ e
trasmessa dai padri; inoltre, certamente non si arrestarono
nemmeno dinanzi al sangue, quando il sangue (talora del tutto
innocente, e valorosamente versato in difesa della legge antica)
pot essere loro d'aiuto. Vale anzi la pena di osservare che la
maggior parte di questi benefattori e fondatori della societ
umano furono dei terribili spargitori di sangue. Insomma, io
dimostro che tutti gli uomini, e non solamente i grandi, ma anche
quelli che escono sia pur di poco dalla comune carreggiata, che
sono cio, in qualche misura, capaci di dire qualcosa di nuovo,
devono immancabilmente, per la loro stesso natura, essere (pi o
meno, s'intende) dei criminali. Altrimenti sarebbe loro difficile
uscire dalla carreggiata, nella quale non possono acconsentire a
rimanere non solo a causa della loro natura, ma anche, secondo me,
per senso del dovere. In una parola, vedete da voi che sin qui non
c' davvero nulla di particolarmente nuovo. Tutte cose gi
stampate e lette infinite volte. Quanto poi alla mia divisione
degli uomini in ordinari e straordinari, devo ammettere che  un
po' arbitraria: ma non  che io insista su una delimitazione
precisa. Mi limito a credere nella mia idea fondamentale; cio
appunto che gli uomini, per legge di natura, generalmente si
dividono in due categorie: una inferiore che  quella degli uomini
ordinari, cio, per cos dire, materiali che serve unicamente a
procreare altri individui simili, e un'altra che  quella degli
uomini veri e propri, i quali, cio, hanno il dono o il talento di
dire, in seno al loro ambiente, una parola nuova. Esistono, si
capisce, infinite sfumature, ma i tratti caratteristici delle due
categorie sono abbastanza netti: la prima categoria, vale a dire
il `materiale',  composta in linea di massima da persone per loro
natura conservatrici e per bene, che vivono nell'obbedienza e
amano obbedire. Secondo me, costoro hanno anche il dovere di
essere obbedienti, perch questo  il loro compito e non v' in
esso assolutamente nulla di umiliante per loro. Quelli della
seconda categoria, invece, violano tutti la legge, sono dei
distruttori, o per lo meno sono portati ad esserlo, a seconda
delle loro attitudini. I delitti di questi uomini, naturalmente,
sono relativi e assai disparati: per lo pi essi chiedono, con le
formule pi svariate, la distruzione del presente in nome di
qualcosa di meglio. Ma se a uno di loro occorre, per realizzare la
sua idea, passare anche sopra un cadavere, sopra il sangue,
secondo me egli, nel suo intimo, in coscienza, pu permettersi di
farlo: ci, notate bene, a seconda anche dell'idea e della sua
importanza. Ed  soltanto in questo senso che nel mio articolo io
parlo di un loro diritto a delinquere. (Se ben ricordate, eravamo
partiti da una questione giuridica). Del resto, non  il caso di
allarmarsi troppo: quasi mai la massa riconosce loro questo
diritto, ma dal pi al meno li fa giustiziare e impiccare, e con
ci assolve in modo perfettamente giusto la propria missione
conservatrice. Senonch, poi, nelle generazioni seguenti questa
stessa massa colloca i giustiziati sul piedistallo e, dal pi al
meno, si inchina davanti a loro. La prima categoria  signora del
presente, la seconda dell'avvenire. I primi conservano il mondo e
lo moltiplicano numericamente, i secondi fanno avanzare il mondo e
lo guidano verso la meta. Sia gli uni sia gli altri hanno uguale
diritto ad esistere. Per farla breve, per me tutti hanno pari
diritto... e vive la guerre ternelle - fino alla Nuova
Gerusalemme, s'intende!.
[...]
Vedi, io mi chiedevo sempre: perch sono cos stupido? Perch, se
sono stupidi gli altri e io so di sicuro che sono stupidi, non
cerco di essere pi intelligente di loro? Poi ho capito, Snja,
che se si vuol aspettare che tutti diventino intelligenti, ci
vorr troppo tempo... E ho capito anche che questo non accadr
mai, che gli uomini non cambieranno, che non c' nessuno in grado
di cambiarli, e non val la pena di perderci il tempo! Proprio
cos! E' la legge... Una legge, Snja! E' cos!... Adesso so che
chi  forte di mente e di spirito domina il suo prossimo! A chi
osa molto, si d sempre ragione. Chi  capace di sputare sulle
cose grandi, diventa il loro legislatore, e chi osa pi di tutti,
pi di tutti ha ragione! Cos  stato finora e cos sempre sar!
Solo un cieco non lo vede!.
Nel dire questo, Rasklnikov, pur guardando Snja, non si
preoccupava pi se lei capiva o no. Era completamente in preda
alla febbre, a una specie di tetro entusiasmo. E' vero: da troppo
tempo non parlava con nessuno! Snja cap che quel cupo catechismo
era diventato la sua fede e la sua legge.
Allora Snja, finalmente capii, prosegu Rasklnikov in tono
esaltato, che il potere spetta solo a chi osa chinarsi per
raccoglierlo. C' una cosa sola da fare: osare! E allora mi venne
un'idea, per la prima volta in vita mia, un'idea che nessuno mai
aveva avuto prima di me! Nessuno! A un tratto, vidi chiaro come il
sole che nessuno, finora, passando accanto a tante assurdit,
aveva osato n osava prendere tutto bellamente per la coda e
mandarlo a quel paese! Io... io ho voluto osare, e ho ucciso....
Volevo soltanto osare, Snja; eccola qui, tutta la verit!.
Oh, tacete, tacete! esclam Snja, congiungendo le mani. Vi
siete allontanato da Dio, e Dio vi ha punito, vi ha abbandonato al
diavolo!....
[...]
Ecco come stanno le cose. Un giorno mi domandai: se al mio posto,
ad esempio, si fosse trovato Napoleone, e per cominciare la sua
carriera non avesse avuto n Tolone, n l'Egitto, n il passaggio
del Monte Bianco, ma invece di tutte queste cose belle e
monumentali gli fosse capitata semplicemente una ridicola
vecchietta, vedova di un impiegato del registro, da uccidere per
poterle rubare i soldi dal forziere (per la carriera, capisci?) -
ebbene, si sarebbe deciso a farlo, se non avesse avuto via
d'uscita? Non si sarebbe sentito male all'idea di un'azione cos
poco monumentale e... peccaminosa? Be', ti dir che con questa
`domanda' mi sono tormentato per molto tempo, tanto che mi
vergognai terribilmente quando, alla fine, compresi (quasi
all'improvviso) che non solo Napoleone non si sarebbe sentito
male, ma che non gli sarebbe nemmeno passato per il cervello che
l'azione non fosse monumentale... E non avrebbe neanche
lontanamente capito che cosa ci fosse, da sentirsi male... Se non
avesse avuto nessun'altra strada, l'avrebbe strozzata, la sua
vecchietta, senza nemmeno darle il tempo di emettere un grido,
senza la minima esitazione!... E cos, anch'io... non stetti pi a
pensarci... e l'ho strozzata... seguendo un esempio tanto
autorevole... E' andata proprio cos, capisci? Ti fa ridere? S,
Snja, la cosa pi ridicola  che, forse,  andata proprio
cos....
[...]
E' una storia lunga, Avdtja Romnovna. Si tratta, per cos dire,
d'una specie di teoria: come se io, per esempio, trovassi che un
delitto  lecito se il movente  buono. Un solo male e cento
azioni buone! Inoltre, naturalmente, un giovanotto con molte doti
e con un amor proprio sconfinato, si impazientisce al pensiero che
se avesse, per esempio soltanto tremila rubli, tutta la sua
carriera, il suo avvenire e lo scopo della sua esistenza
prenderebbero tutt'altro corso, e che questi tremila rubli,
invece, non ci sono. Aggiungete poi l'esasperazione dovuto alla
fame, all'abitazione troppo stretta, agli abiti stracciati, alla
chiara consapevolezza della sua tutt'altro che brillante posizione
sociale, nonch di quella di sua sorella e di sua madre. Ma
soprattutto la vanit, l'orgoglio e la vanit, forse - soltanto
Iddio pu dirlo - accompagnati da ottime inclinazioni... Io
infatti non lo accuso, non ci penso nemmeno lontanamente, mi
dovete credere; e poi non sono affari miei... In pi c'era anche
una sua teoria personale - una teoria sui generis - secondo la
quale gli uomini si dividono, badate bene, in materiale grezzo e
in individui d'una specie particolare, per i quali, data la loro
natura elevata, la legge  come se non fosse mai stata scritta; al
contrario, sono loro che fanno le leggi per gli altri uomini, per
il materiale grezzo, per i rifiuti. Non c' male, no? come teoria;
une thorie comme une autre. Napoleone lo ha affascinato
terribilmente, cio, per essere precisi, lo ha affascinato il
fatto che molti uomini di genio non abbiano tenuto nessun conto di
una singola azione malvagia e ci sian passati sopra senza pensarci
troppo. Se non sbaglio, egli deve aver immaginato di essere un
uomo di genio, anzi, per un certo periodo, dev'essere stato
sicuro. Ha sofferto molto, e soffre ancora, all'idea di aver
saputo formulare la teoria ma di non esser stato capace di
superare l'ostacolo senza pensarci troppo, e quindi di non essere
un vero uomo di genio, cosa che per un giovanotto ambizioso 
molto umiliante, soprattutto nel nostro secolo..
F. M. Dostoevskij, Delitto e castigo, Garzanti, Milano, 1978,
volume I, pagine 289-292 e volume secondo, pagine 466-467, 469-470
e 554-555.
